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Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova con la routine: e’ letale.

By 10 Gennaio 2016 Marzo 29th, 2018 No Comments

Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova con la routine: e’ letale.

Buon Anno! Che il 2016 vi porti salute, amore, serenità e successo.

Blog 0116Per noi di Heiko Xplore, il 2016 sarà l’anno degli esploratori.

Gli esploratori sono animati dal desiderio di scoprire, conoscere quanto è sconosciuto o nascosto e amano l’avventura.
L’esploratore supera la paura del nuovo affrontandolo con coraggio e curiosità.

E la curiosità ci spinge in avanti.

La curiosità, il sapere cosa c’è oltre il conosciuto, è la potente motivazione che ha spinto l’uomo a progredire nelle arti, nelle scienze e nelle tecnologie.
Non può esserci creatività senza curiosità, può, però, esserci curiosità senza creatività, senza conoscenza vera e nuova. E’ al primo tipo di curiosità cui mi riferisco.
La curiosità è il desiderio di vedere, di sapere; è finalizzata al conoscere, potente stimolo intellettuale.

Se l’obiettivo è di rendere il mondo, un luogo un po’ migliore, oppure se vogliamo migliorare noi stessi o la nostra organizzazione e se gli strumenti o i modelli che padroneggiamo, hanno esaurito la loro carica, abbiamo bisogno di cercare nuovi strumenti, nuovi modelli e nuovi schemi mentali.
Oltre a questo importante obiettivo, dobbiamo anche riconoscere che viviamo in un mondo in rapido cambiamento, nel quale la conoscenza di ieri diventa velocemente superata e, quindi la curiosità, intesa come ricerca, potrebbe essere un modo interessante per sviluppare idee nuove.

Conoscere ciò che è sconosciuto, ricerca, sperimentazione, nuove idee, nuovi modelli, creatività … insomma, dobbiamo imparare ad esplorare.

Esplorazione, apprendimento, innovazione, sono, così, tra loro fortemente intrecciati.
Io penso in risposta ai pensieri di altri. Dei milioni di pensieri che mi entrano in testa, alcuni la fecondano e danno vita a nuovi pensieri. Le idee non sono mai sicure di chi siano davvero i loro genitori, dal momento che si incontrano di continuo tra loro, allacciano relazioni e fanno l’amore in cerca del partner più adatto.
Apprezzo i momenti in cui i pensieri altrui non arrivano semplicemente perché cercano un posto tranquillo dove fermarsi, ma sembrano premere un interruttore che accende una luce nella mia testa e illumina le mie convinzioni su un certo argomento, le chiarisce mettendo loro di fronte un’opinione diversa, stimolando un cambiamento che in precedenza non avevo immaginato.
Mi piace, soprattutto, che creino collegamenti con persone o idee che prima sembravano irrilevanti. (Theodore Zeldin)

Essere esploratori vuol dire aprirsi alle altre idee, alle contaminazioni, alla fertilità che deriva dall’avere un terreno ricco di contenuti e concetti che possono essere rielaborati.
Vuol dire aprirsi al mondo.

Sarebbe facile, a questo punto, tirare in ballo le tante organizzazioni e aziende che sono chiuse in se stesse, riciclando continuamente le stesse idee perché non si aprono al mondo. Di questo ho già scritto tanto e sono francamente un po’ stanco di segnalare il vecchiume e il provincialismo nel quale siamo immersi. Vorrei tanto occuparmi e preoccuparmi del nuovo.

Nel film Benvenuti al Nord, le poste italiane, per le quali uno dei protagonisti lavora, lanciano un progetto per innovare e migliorare il servizio; l’acronimo scelto per riassumere il programma è E.R.P.E.S.: Efficienza, Rapidità, Puntualità, Energia e Sorriso … con una “h” davanti diventerebbe una seccante malattia.
Molti programmi, con tutti i loro tempietti, schemini, acronimi, sono proprio quasi come delle malattie dalle quali molte organizzazioni fanno fatica a guarire. Sono diventate delle fedi da seguire con i loro proseliti, i sacerdoti e i riti propiziatori.
Sorry, my friends, ma non ci credo più!
Soprattutto dopo che molte volte, ho visto le devastazioni che hanno prodotto.

Cosi come non mi riconosco più in certe etichette con le quali tentiamo sempre di iscrivere in modelli conosciuti quello che abbiamo davanti.
Non credo più nella Lean, sia come parola singola, sia mischiata con altri aggettivi (con l’unica eccezione dell’aggettivo “real” usato da Bob Emiliani).
Una delle ultime mode è prendere una parola che ha avuto indubbio successo e aggiungerle qualche aggettivo o qualche numero per riciclare un’idea vecchia come nuova e farla sembrare magicamente innovativa.

Credo, invece, profondamente nella filosofia rappresentata dalla parola giapponese kaizen (cambiare per migliorare), senza aggettivi o numeri vari.
Kaizen, principio di pensiero e azione, che modifica l’esistente per renderlo migliore, facendo quello che è necessario con gli strumenti che servono, prima e soprattutto con le persone e non con l’applicazione di riti o liturgie; a differenza di quello che avviene con la lean, predicata e praticata malamente da tanti sacerdoti o sedicenti tali.

Non credo più a molti dei casi aziendali che spesso sono portati ad esempio da molti consulenti – senza nulla togliere alle aziende protagoniste che hanno fatto del loro meglio e ottenuto anche importanti risultati – perché hanno un potere esplicativo riferito al passato, ma un basso potere predittivo del futuro.
Ogni azienda, come ogni individuo è un caso a se stante, e sono convinto che invece che proporre modelli, si dovrebbero sviluppare competenze, capacità e nuovi mindset.
I casi aziendali sono solo una buona pubblicità per chi li segnala, ma chissà perché quando poi hai l’occasione di vedere quelle aziende, hai nella maggioranza dei casi (non in tutti per fortuna) un senso di delusione.
Per questo non cito mai aziende nostre clienti nel nostro blog, sia per un preciso dovere di riservatezza, sia perché non penso abbiano un potere predittivo: non è detto che facendo le cose che quella particolare azienda ha fatto, questo sia garanzia di successo.
Bruce Lee, famoso attore, praticante di arti marziali e fine pensatore, diceva che:
La mente intelligente è una mente curiosa: non è soddisfatta delle spiegazioni né dalle conclusioni, e non si abbandona alla fede, perché anche la fede è una forma di conclusione.
E, io non voglio giungere a una conclusione, ma aprire ed esplorare.

Il mondo è un infinito oceano di problemi, difficoltà, e responsabilità, ma anche di opportunità, soddisfazioni e conoscenza. Dobbiamo produrre nuova conoscenza, dobbiamo imparare a imparare, sperimentare, sviluppare nuovi modelli e nuovi schemi, esplorare l’impossibile per trasformalo in possibile.

Per creare organizzazioni che esplorano, che apprendono, che innovano, abbiamo soprattutto bisogno di una leadership aperta, creativa, disponibile e che sappia continuamente reinventarsi.
Abbiamo necessità di sviluppare risposte nuove e originali e di creare organizzazioni e persone che abbiano le capacità per generare queste risposte che non possono venire dal solito “one man show”.

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi levate l’ancora, allontanatevi dal porto sicuro, prendete con le vostre vele i venti. Esplorate, sognate, scoprite!

Non sono particolarmente religioso, ma apprezzo l’intelligenza, l’attenzione alle persone e la leadership, da qualunque parte arrivino e Papa Francesco ne sta dando una dimostrazione esemplare.
Con profonda semplicità nell’Angelus del 1° gennaio 2016 ha detto:
All’inizio dell’anno è bello scambiarsi gli auguri. Rinnoviamo così, gli uni per gli altri, il desiderio che quello che ci attende sia un po’ migliore. È, in fondo, un segno della speranza che ci anima e ci invita a credere nella vita. Sappiamo però che con l’anno nuovo non cambierà tutto, e che tanti problemi di ieri rimarranno anche domani.
Per risolverli, in attesa di qualche intervento della Provvidenza, dobbiamo attrezzarci ed esplorare nuove strade, con curiosità, immaginazione e passione.
Provare a fare in modo diverso.

Buon Anno di cuore, che il 2016, porti a voi, ai vostri cari e alle vostre persone tante cose belle e tante nuove e affascinanti esplorazioni.

Buona settimana
Massimo e il team Heiko Xplore

 

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